Questo è il mio blog personale in cui puoi trovare numerosi articoli dedicati alla SEO, Wordpress, web developing, programmazione, sicurezza e molto altro. Il blog è stato aperto ufficialmente il 9 agosto 2014. In 77 giorni, ho pubblicato 65 articoli, di cui 46 in ambito SEO, che sono stati letti 7251 volte (al netto dei bot ;)).

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SEO: Ottimizzazione per i motori di ricerca

Significato – Cos’è la SEO?

SEO è l’acronimo inglese di Search Engine Optimization e significa ottimizzazione per i motori di ricerca.

La SEO rappresenta un insieme di attività, tecniche e procedure volte al miglioramento del posizionamento di siti nei motori di ricerca.

A cosa serve la SEO?

La SEO permette di posizionare le pagine di un sito all’interno dei motori di ricerca più importanti per determinate parole chiave (keyword). Se un sito è presente nelle prime posizioni per le keyword relative al suo business, ha la possibilità di ricevere un’enorme quantità di traffico senza dover ricorrere al SEM (il Search Engine Marketing, ossia l’advertising a pagamento nei motori di ricerca).

Se per Psicologo Perugia il primo risultato di Google è il mio sito personale, riceverò sicuramente un discreto traffico per quella keyword, che genererà sicuramente contatti, telefonate e mail. Nel caso il mio sito si trovasse in decima posizione, il traffico totale non sarebbe un decimo ma molto meno, in quanto il solo primo risultato riceve una media di 40-80% dei click totali, in base alla tipologia di SERP (AdWords, Maps, News, ecc), al settore commerciale, ecc

Chi fa SEO?

La SEO è una, ma non l’unica, attività di webmarketing indispensabile per la visibilità online. La SEO è un’attività complessa e articolata, per questo nel corso degli anni sono nate delle figure professionali che si occupano in modo esclusivo, o almeno prevalente, di questo aspetto del Web Marketing.

Il SEO specialist è colui che si occupa di curare l’ottimizzazione per i motori di ricerca. Al SEO specialist viene affidato il compito di migliorare costantemente nel tempo i posizionamenti strategici e funzionali raggiunti dal sito all’interno dei motori di ricerca.

Il SEO può essere:

Inhouse: il consulente SEO viene assunto come dipendente dell’azienda e cura il lato SEO del sito “dall’interno”

Freelance/autonomo: il SEO è una persona fisica che opera in modo autonomo e personale per uno o più clienti. Il freelance opera in modo continuativo o effettua consulenze SEO.

Agenzia SEO: il SEO è una persona giuridica che gestisce uno o più clienti, attraverso uno o più SEO dipendenti della web agency

Come si fa la SEO in linea generale

Fare SEO significa ottimizzare un’elevato numero di aspetti tecnici e contenutistici per rendere il sito web, e le varie sottopagine, appetibile ai motori di ricerca, in modo da ottenere i migliori posizionamenti SEO possibili.

Le attività di Search Engine Optimization si dividono generalmente in due grandi macrocategorie:

SEO Onpage

E’ quel lato della SEO che si occupa dell’ottimizzazione di fattori tecnici all’interno del codice HTML della pagina, e quindi: ottimizzazione dei metatags, dei contenuti, delle immagini, microdati, analisi delle keyword, velocità di caricamento ecc

SEO Offpage

Rappresenta le attività SEO eseguite “fuori” dalla pagina: l’attività off-page più famosa è la link building, ossia la “costruzione” e il mantenimento di backlink verso il sito.

Search Engine Optimization vs marketing tradizionale

La Search Engine Optimization è una forma di marketing che ha rivoluzionato, negli ultimi anni, l’intero settore dell’advertising. Le aziende, piccole o grandi che siano, oggi si trovano di fronte alla possibilità di sfruttare due forme pubblicitarie distinte: il marketing cartaceo e/o classico, oppure il marketing online.

Pubblicizzare la propria attività su internet, sopratutto nei settori di nicchia, può portare a dei risultati economici impressionanti. Un 6×3 in strada, volantinaggio, ecc, sono forme pubblicitarie che, seppur sempre valide, hanno portato a un ROI indiscutibilmente frazionario rispetto ai margini ottenibili con la SEO. Il visitatore che, tramite i motori di ricerca, raggiunge il nostro sito, probabilmente è perché ha cercato una keyword di settore e per questo è estremamente intenzionato a acquistare il nostro prodotto (o a richiedere il nostro servizio).

Chi cerca Idraulico a Firenze su Google, è fortemente motivato a contattare un idraulico nella sua zona e, perciò, il primo risultato per quella keyword ha grandissime probabilità di ottenere e chiudere quel nuovo cliente.

Un cartellone 6×3 per strada che pubblicizza Mario Rossi, idraulico di Firenze, probabilmente è un grande spreco di risorse economiche: il ritorno in termini di clienti e contatti è sicuramente inferiore rispetto alla SEO.

La SEO non gioca sul volume, come fanno ad esempio gli spot televisivi. Uno spot televisivo, essendo visualizzato da centinaia di migliaia di persone, ha alte probabilità di raggiungere il target commerciale specifico per quell’ad. La SEO ragiona in modo diverso: la platea di ascolto (il “pubblico”) è molto più ristretto, ma è estremamente targetizzato e desideroso di informarsi sul nostro prodotto/servizio, per questo il tasso di conversione in percentuale è drasticamente superiore.

La SEO non sperpera risorse: a patto che il consulente sia professionale, ogni euro investito nella SEO produce un ritorno sempre superiore. Sfruttare la SEO per il proprio business significa allo stesso tempo risparmiare (evitando l’utilizzo di forme di advertising obsolete e non redditizie) e ottimizzare i risultati (incrementando il ritorno dell’investimento per ogni euro speso).

Guida Search Engine Optimization
Guida SEO

Guida per ottimizzatori e webmaster sulla Search Engine Optimization

Nei seguenti paragrafi analizzeremo punto per punto le strategie più importanti di search engine optimization e marketing al fine di creare una piccola guida SEO contenenti le basi del nostro lavoro.

Analizzare le keyword

Il metodo più rapido, e probabilmente più efficiente, per condurre un’analisi di mercato riguardante le keyword in entratra migliori per il proprio business è organizzare una campagna PPC con AdWords di breve/media durata (questo aspetto è di competenza del SEM), al fine di popolare un database di keyword a maggiore tasso di conversione da sfruttare nel SEO organico.

Un’altro metodo altrettanto utile per fare keyword analysis generica, è lo strumento di ricerca parole chiave presente su AdWords.Google.com. Attraverso questo strumento è possibile stimare il traffico potenziale delle keyword (oltre al costo unitario per AdWords), permette di individuare sinonimi, variazioni delle keyword e molto altro!

Infine, per trovare dei suggerimenti (specie per le longtail) rispetto a una determinata keyword, lo strumento più di moda è sicuramente Ubersuggest.org.

Ottimizzare il codice HTML delle pagine (onpage)

L’ottimizzazione SEO del codice sorgente delle pagine di un sito è uno dei fattori determinanti per la buona riuscita di un progetto SEO: sbagliare l’ottimizzazione onpage, benché l’offpage possa essere ottima, può risultare in un disastro totale.

Ottimizzare il codice per i search engines più famosi (Google, Bing e Yahoo) non è semplice: ci sono decine, se non centinaia, di aspetti tecnici da poter ottimizzare. In linea di massima, comunque, gli elementi indispensabili da curare per ottenere dei buoni risultati sono:

  • Ottimizzazione SEO dei meta tag. I meta tag sono dei codici che devono essere inseriti nell’head delle pagine HTML e hanno il compito di fornire maggiori informazioni semantiche e tecniche al motore di ricerca (ma anche al browser e all’utente). Il meta tag più importante è il title, che deve contenere la keyword più importante della pagina. Segue il meta description che è un piccolo fattore di ranking, ma è anche un fattore di conversione, in quanto viene mostrato nelle SERP (nei risultati dei motori di ricerca) e quindi può fare leva sul CTR totale della pagina. Altri meta importanti sono: robots (per gestire l’indicizzabilità o meno delle pagine) e il keywords (benché Google non lo usi più, è utile per altri motori di ricerca e per script vari che lo vanno a prelevare per automatizzare query e vari altri processi)
  • Immagini. Le immagini, benché siano ottime per l’utente, devono essere sempre usate con parsimonia. Ottimizzare le immagini lato SEO significa inanzitutto comprimerle per ridurne le dimensioni (.jpeg a medio-bassa qualità oppure .gif con palette di colori più bassa possibile se l’immagine non ha gradienti). Dopo aver ottimizzato il peso delle immagini, è necessario corredarle dei dovuti tag per i motori di ricerca: l’alt è il più importante, in quanto è il testo alternativo se l’immagine fosse inaccessibile. Ogni immagine, possibilmente, deve avere dei tag width e height che ne indichino le dimensioni (questo accorgimento velocizza il rendering delle pagine e vita quelle malformazioni dinamiche dovute al caricamento delle immagini).
  • CSS e Javascript. I file CSS e Javascript permettono di personalizzare graficamente il sito e aggiungere funzionalità molto utili per l’utenza. Quando possibile, i file .css e .js andrebbero uniti in un unico grande file (nel caso di più file piccoli) e spostati preferibilmente nel footer dell’HTML o, se proprio è necessario, alla fine dell’head.
  • Indicizzazione, canonical e duplicati. A livello di codice sorgente, è importante fare attenzione ai tag e ai codici utili (o dannosi) rispetto all’indicizzazione. Il meta robots permette di impedire l’indicizzazione delle pagine indesiderate. Se invece il problema è evitare l’indicizzazione di più pagine duplicate (ad esempio www.sito.it/pagina sito.it/pagina www.sito.it/pagina?parametro ecc) il tag da utilizzare è il rel=canonical. Ponendo questo tag nella parte head delle pagine, è possibile “suggerire” a Google quale sia l’URL definitivo da prendere in considerazione.
  • Contenuti. Curare la qualità dei contenuti (non solo semantica) è buona prassi per migliorare la qualità SEO delle pagine. I contenuti più importanti andrebbero pubblicati utilizzando un buon numero di headings (h1,h2,h3,ecc), tag di formattazione per dare enfasi (strong,b,em,ecc), attributi semantici (blockquote,abbr,ecc) e così via.

Link Building: l’attività SEO per eccellenza

Quando parliamo di Search Engine Optimization Offpage, la prima cosa che viene in mente a tutti i colleghi è una: link building.

La link building è allo stesso tempo l’attività SEO più utile, difficile e complessa che c’è.

Fare link building significa, appunto, costruire dei link: l’esperto di SEO si occupa di individuare altri siti in cui è possibile inserire, o far inserire, un backlink verso una o più pagine del sito.

A cosa servono i link

Benchè, adesso, ci siano numerosi colleghi che credono nella “morte della link building”, a favore di altri presunti fattori di ranking come le metriche sociali, fare link building è il metodo numero uno, dopo l’ottimizzazione onpage, per posizionare un sito nei motori di ricerca.

Un link da un sito verso un altro, per Google e gli altri motori, è un forte segnale di autorità. Se un sito, o pagina, ha tanti backlink di qualità, magari provenienti da siti di indubbia autorevolezza e trust, quel sito godrà di posizionamenti SEO ben migliori rispetto a un sito privo di backlinks.

Come si fanno i link per la SEO?

Ogni specialista SEO ha i propri metodi! Il fatto di riuscire a produrre ottimi backlink di qualità è una discriminante tra un SEO alle prime armi e un professionista. Riuscire a progettare e strutturare un profilo di backlink robusto e di qualità, specie in questo periodo post-aggiornamenti (come vedremo dopo) è un’impresa ardua.

In linea di massima, i link più facili per il posizionamento si fanno tramite directory, siti di article marketing, social bookmark, comment submission e così via.

Fattore chiave: gli anchor text

Come spiegai in questo articolo che divenne rapidamente famoso, non è più sufficiente badare alla quantità dei link e alla qualità della fonte, dato che c’è un nuovo parametro sempre più importante: l’anchor text.

L’anchor text è la stringa contenuta nel tag a, ed è quindi la parola o frase “cliccabile” del link stesso. In passato c’è stata l’abitudine di fare link building attraverso l’uso di anchor text ricchi di keywords e, generalmente, sempre uguali.

L’aggiornamento Penguin di Google, per fare un esempio, colpisce i siti che fanno uso di anchor text troppo uguali (di massa) e li penalizza con forti cali nei risultati organici (anche del 98-99% in certi casi). Pensare accuratamente al proprio profilo di anchor text, quindi, è diventata una priorità e non più un fattore secondario. Google preferisce la naturalità dei backlink, perciò migliaia di link con lo stesso anchor text risultano decisamente innaturali.

Altri fattori di ranking importanti per la SEO

Benché, in linea di massima, la SEO può essere divisa in attività onpage e link building, esistono varie altri strumenti/attività in grado di influire, più o meno direttamente, sul risultato finale. Vediamone alcuni:

Robots.txt

Il robots.txt è un file che i crawler dei motori di ricerca vanno a cercare nella root del sito. Nel caso in cui il robot è presente, lo spider lo analizza e segue alla lettera le istruzioni in esso contenuto. Nel Robots.txt è possibile escludere alcune pagine o cartelle (o estensioni file es .php) dall’indicizzazione da parte dei motori di ricerca. Il robots.txt può essere utilizzato per fini bne più avanzati, come la gestione separata di diversi user-agent in base alle necessità.

Sitemap

La sitemap è un elemento non obbligatorio ma fortemente consigliato. La sitemap non è altro che una lista delle pagine/articoli presenti nel sito, che permette ai motori di ricerca di individuare e indicizzare più facilmente tutti i contenuti di un dominio. La sitemap, generalmente, viene servita in formato .XML (che può essere inserita anche nel pannello di Webmaster Tools di Google e Bing). Molti siti, sopratutti se di grandi dimensioni, associato alla sitemap XML una in versione HTML, che spesso è anche navigabile (e utile) per gli utenti. La sitemap è solo un suggerimento per gli spider, non è un obbligo di “passaggio” o “indicizzazione”.

CMS

Il CMS è una piattaforma che permette di facilitare la gestione di contenuti di siti web. Attraverso i CMS è possibile gestire temi e template del sito, widget e moduli che devono apparire in tutto il sito o in aree specifiche, creare e organizzare articoli, pagine, immagini, ecc.

I CMS sono tantissimi, ma i più famosi e utilizzati sono una manciata (WordPress, Joomla, Drupal e pochi altri). Di seguito vediamo come ottimizzare un sito lato SEO nel caso utilizzi un CMS come WordPress o Joomla:

Ottimizzazione SEO per siti in WordPress e Joomla

Ci sono dei trucchi particolarmente utili nel caso il sito da posizionare sia stato fatto in WordPress e Joomla, visto il grande potenziale di queste piattaforme, vediamone alcuni:

  • Cache: Dato che i CMS, a differenza dei siti statici “puri”, eseguono numerose query (chiamate) al Database del sito, è buona norma attivare dei plugin per “cachare” le pagine e servirle in formato HTML statico, piuttosto che obbligare il CMS a fare una query per ogni visita. Nel caso di WordPress i plugin più famosi per la cache sono WP Super Cache e Total Cache.
  • Minify CSS e JS: I CMS, specie Joomla, sono famosi per la produzione di una grande quantità di CSS e Javascript non sempre utilissimi. Ogni template, in più, ne carica una grande quantità. Per eseguire il “minify”, ossia la compressione di questi file in uno solo, per ridurre le chiamate HTTP, ci sono svariati plugin: per WordPress c’è BWP Minify.
  • Plugin SEO: I CMS sono famosi anche per la possibilità di poter installare dei plugin per la gestione delle metriche SEO. Per WordPress il più famoso è il plugin SEO di Yoast che permette di gestire i title, description, keywords, i permalink (gli URL SEF), la sitemap, i dati OpenGraph sociali e molto altro.
Authorship Google

Implementare l’authorship di Google nei propri siti aumenta il CTR nelle SERP e, secondo qualcuno, produce dei miglioramenti nell’organico (fantomatico Author Rank, per qualcuno esiste, per qualcuno è una stupidaggine). L’authorship si implementa attraverso l’utilizzo di un tag rel=”author” da inserire all’interno di un link che punta verso il proprio profilo di Google+. Dal proprio profilo plus, poi, è necessario aggiungere il sito nella sezione “contributore di”: Fatto! Nel giro di qualche giorno avremo la nostra foto del profilo all’interno delle SERP.

OpenGraph

Gli OpenGraph sono dei meta tag “sociali” da inserire nell’head che permettono la corretta gestione dei titoli, descrizioni, tag e immagini di una pagina nel momento in cui viene condivisa nei social network più famosi. Facebook e Google+ dipendono interamente dagli opengraph, nel caso fossero presenti nella pagina.

Microdati e tag semantici

Attraverso lo standard schema.org (nato dalla collaborazione tra i più grandi motori di ricerca) la semantica è diventata un fattore chiave nella SEO. Attraverso i microdati (o microformati) è possibile “dire” al motore di ricerca di cosa parla una pagina o suggerire il significato semantico di una parola/frase. Attraverso lo standard degli eventi, per esempio, dobbiamo utilizzare dei tag predifiniti per indicare correttamente il nome dell’evento, il luogo, la data, e così via. In questo caso, ad esempio, Google potrebbe utilizzare queste informazioni semantiche e mostrarle direttamente in SERP più alto rispetto al classico “description”. I dati semantici aumentano il CTR nelle SERP e, molto probabilmente, sono un piccolo fattore di ranking organico.

Strumenti SEO

Con strumenti SEO (ma anche SEO tools – SEO utility – software SEO – ecc) si intendono quei prodotti software che sono utili al consulente SEO nel suo lavoro. Alcuni tool SEO degni di nota sono:

  • OpenSiteExplorer.org: tool fondamentale per la ricerca dei backlinks di un sito. E’ il tool free più ampio (in termini di numero di query e limiti nei risultati per la versione free) ma non è velocissimo nel trovare i nuovi link.
  • MajesticSEO.com: altro strumento per l’analisi dei backlink molto famoso, diretto concorrente del software di SEOMoz, ha più limiti rispetto a OSE ma ha un indice di link/url 6 volte superiore ed è generalmente molto più rapido.
  • SEOQuake: estensione di FireFox per riunire in unica barra varie informazioni seo (anzianità, backlinks, risultati indicizzati, ecc)
  • SEO Doctor: estensione di FireFox in grado di mostrare informazioni SEO importanti in modo rapido: indicizzabilità o meno della pagina (con una utilissima icona in alto), dati onpage della pagina (H1,h2, meta description, lunghezza del title), ma anche pagerank flow e tanti altri dati in real time
  • Firebug: estensione di FireFox che è il Santo Graal di ogni developer: permette di individuare informazioni riguardo il CSS degli elementi, analizza la velocità della pagina (aggiungendo PageSpeed), analizza le risorse della pagina, cookie, script JS e molto altro.
  • GTMetrix.com: uno strumento online con cui è possibile calcolare la velocità di caricamento delle pagine. Attraverso degli utili consigli è possibile ottimizzare enormemente questo aspetto.
  • Pagerank Client: estensione di Firefox per visualizzare in tempo reale (tramite una icona in basso a destra) il PageRank delle pagine che visitiamo.
  • Nodofollow: altra estensione di FireFox da attivare o spegnere all’occorrenza (vista la pesantezza) che ci permette di vedere visivamente se un link è follow oppure nofollow.
  • Rich Snippets Testing Tools di Google: ottimo tool online di Google che ci permette di individuare i tag semantici contenuti in una pagina (e in caso trovarne gli errori o le mancanze).
  • Ping-o-matic: potente strumento online per pingare in modo “muscolare” una pagina al fine di “invogliare” gli spider a visitarla e aggiornarla/indicizzarla. Dopo un determinato numero di utilizzi, ping-o-matic blocca l’indirizzo IP per alcuni minuti.
  • e via dicento! Gli strumenti da utilizzare sono effettivamente decine e decine, questa è solo una lista d’esempio per dare un’infarinatura a chi è proprio alle prime armi.

SEO e Google

Il rapporto tra la SEO e Google non è sempre roseo. Google, ufficialmente, dice di apprezzare l’attività SEO in quanto permette di rendere i siti più accessibili, più visibili, meglio strutturati sotto il profilo del codice e della retrocompatibilità con i browser, siti in versione mobile, ecc

Google, però, sa bene che la SEO non deve essere troppo facile, altrimenti tutti userebbero gli stessi trucchi e nessuno riuscirebbe più a posizionarsi: sarebbe il caos totale. Per questo, come fanno anche Bing e gli altri, Google non pubblica il proprio algoritmo interno e non cspiega in modo chiaro e preciso i propri fattori di ranking interno.

Il fatto che Google amplifichi l’ambiguità della SEO, permette ai migliori ottimizzatori di emergere e di produrre i risultati migliori (danno vita al “valore aggiunto” che solo il SEO esperto può dare).

Vecchia guida relativa all’ottimizzazione di ricerca. Prima della guida che hai letto ce n’era una un pò più generica e meno concreta. Ti interessa? Eccola:

Introduzione

Il termine “Ottimizzazione per i motori di ricerca” è un termine sempre più diffuso in rete, nei forum e, addirittura, negli spot televisivi. L’evoluzione del Web Marketing ha spinto numerosi pionieri a specializzarsi nella promozione dei siti all’interno dei motori di ricerca.

Questa scelta, adesso, da i suoi frutti: la visibilità all’interno dei motori di ricerca è, oramai, il mezzo pubblicitario più efficace in termini di costi, volume e revenue potenziale. Nel prossimo futuro, in più, le proiezioni stabiliscono che l’ottimizzazione SEO è il futuro del business marketing ed è destinata a incrementare di volume anno per anno.


Cos’è l’ottimizzazione per i motori di ricerca

L’ottimizzazione per i motori di ricerca è un’attività specialistica molto avanzata che coinvolge la figura del consulente SEO (sinonimo di SEO specialist, esperto SEO e specialista SEO), ossia colui che svolge le attività SEO per i propri clienti.

Ottimizzazione per i motori di ricerca è sinonimo di SEO (dall’inglese Search Engine Optimization). L’attività SEO non gode di un albo professionale ufficiale o di altre associazioni di categoria di livello nazionale, per questo possono esserci delle divergenze, da sito a sito, sulla nomenclatura esatta con cui definire sia l’attività in sé, sia la figura professionale del consulente specializzato, e così via.

Ottimizzare un sito per i motori di ricerca significa rendere un sito più appetibile agli occhi dei motori di ricerca più importanti, primo su tutti Google.

Come viene correttamente scritto nella pagina di Wikipedia dedicata all’ottimizzazione SEO: “L’ottimizzazione è parte di un’attività più complessa, quale il Web marketing” Il Web Marketing, infatti, è l’attività madre che “regola” questo settore. Tutto ciò che è volto al miglioramento della visibilità di un business online fa riferimento al Web Marketing.

Sotto questo profilo, quindi, l’ottimizzazione SEO può essere considerata una delle tante attività di Web Marketing possibili. Ci sono, infatti, altre attività che possono essere coinvolte nel progetto di marketing: Web Design, copywriting, studio di accessibilità, Search Engine Marketing, PPC, affiliazioni, sponsorship e molto altro.

Storia dell’ottimizzazione SEO

Dopo l’avvento di Google, fondato nel 1998 da Larry Page e Sergey Brin, è iniziato un nuovo business legato alla visibilità sui motori di ricerca. Da qui, in avanti, la storia della Search Engine Optimization è fatta essenzialmente di costanti aggiornamenti nel modo di catalogare i vari siti presenti nel web. Con l’invenzione del primo algoritmo del Pagerank Google ha dato il via al potenzialmento di uno speciale algoritmo segreto che valuta i siti internet, gli affida un “punteggio” e, in base alle ricerche effettuate dagli utenti nei motori, gli garantisce migliori posizionamenti all’interno delle SERP (le pagine dei risultati del motore di ricerca).

L’algoritmo di Google, come degli altri motori di ricerca, è sempre stato e continuerà ad essere segreto. Ci è dato sapere che i fattori di ranking (i fattori che permettono di posizionarsi nei motori) sono più di 200 e sono in continuo aumento/potenziamento: nel 2004 c’è stato il primo grande aggiornamento di Google contro lo spam e la manipolazione delle SERP, che ha permesso al motore di Mountain View di diventare ancora più popolare tra gli utenti in quanto maggiormente libero da spam e pagine inutili rispetto ai competitor.

Negli anni, i motori hanno continuato ad aggiornarsi: negli ultimi mesi sono usciti vari aggiornamenti rivoluzionari, come Penguin, Panda, Above the Fold, EMD e molti altri, che continuano a perfezionare l’algoritmo centrale per restituire dei risultati nei motori di ricerca sempre migliori.

Se il passato della SEO era incentrato quasi unicamente sul valore della keyword e del link building, sembra che il futuro dell’ottimizzazione SEO possa avvicinarsi a fattori di ranking sociali (citazioni, metriche social network, ecc), semantici (rich snippet, microdati, ecc) e relativi all’usabilità tecnologica (velocità, attenzione al mobile, ecc).

Come funziona un motore di ricerca

I motori di ricerca, come di la parola stessa, hanno un solo compito: ricercare. Tutti i search engines si basano sullo stesso meccanismo: danno la possibilità agli utenti di digitare una parola chiave (keyword) che costituirà la query (=chiamata) all’indice centrale (il “database interno” dei motori che contiene tutti i siti rilevati dallo stesso). Dopo alcuni millisecondi di operatività, il motore di ricerca restituisce una “classifica” (la SERP) dei migliori 10 risultati per la keyword richiesta.

Per restituire la “classifica” ogni motore di ricerca fa affidamento al proprio algoritmo interno: una serie molto complessa di variabili e funzioni che, dato un valore X in entrata (la keyword) restituisce un array Y formato dalla classifica in ordine decrescente delle pagine internet più correlate ad essa.

Per ovvie ragioni, i motori di ricerca mantengono secretati i propri algoritmi per evitare che, conoscendone il meccanismo, si dia vita a una serie incontrollata di abusi (pagine create ad-hoc per compiacere al 100% il motore di ricerca, piuttosto che l’utente). Per “educare” in via generica i SEO specialist di tutto il mondo, Google ha messo online diverse guide, tutorial e, sopratutto, delle linee guida per webmaster per fornire una visione a grandi linee di cosa piace o non piace al motore di ricerca.

Per sondare il web e trovare tutte le pagine esistenti, i motori di ricerca sfruttano i cosidetti spider (o crawler), ossia quelle applicazioni dedicate alla ricerca e all’indicizzazione (=inserimento nell’indice) dei contenuti.

Il compito primario del consulente SEO è quello di manipolare, rimanendo nella sfera sia della legalità che della liceità, i risultati forniti dal motore di ricerca, mettendo in risalto i propri clienti. Sotto questo punto di vista, Google ha chiarito a grandi linee cosa intende lui per sito di qualità, ad esempio:

  • Sito ben accessibile dagli utenti e dai crawler
  • Sito strutturato correttamente da un punto di vista grafico, contenutistico e strutturale (template, alberatura delle sezioni, ecc)
  • Sito veloce nel caricamento
  • Contenuti originali, di qualità, corposi e possibilmente inediti
  • Sito non coinvolto in attività negative/penalizzanti (scambio di link, acquisto link, spam, doorway, cloaking, ecc)

Risultati della SEO

Uno dei dubbi principali che si pongono i nostri potenziali clienti o, più in generale, chiunque scopre la SEO per la prima volta, è:

A cosa serve la SEO?

Produce dei risultati concreti?

E’ più produttivo, in termini economici, un Euro speso in pubblicità classica o nell’ottimizzazione per i motori?

L’ottimizzazione per i motori di ricerca, come ogni altra attività, è un servizio, una prestazione che il professionista (o l’agenzia) eseguono per conto del cliente. Per questo, la SEO ha dei costi e, necessariamente, i benefici devono essere superiori: è così?

A patto di affidarsi a un professionista (o meglio un’agenzia SEO) serio, affidabile e dalla comprovata esperienza e capacità, i risultati ottenibili attraverso l’ottimizzazione SEO sono molteplici:

  • Aumento drastico delle visite sul sito (la differenza tra un sito ben posizionato nei motori e uno che non è indicizzato può essere abissale)
  • Incremento delle “action” del proprio business (può essere l’aumento di acquisto di prodotti dell’ecommerce, un maggior numero di contatti telefonici, più email, più partecipazioni all’evento sponsorizzato, ecc)
  • Potenziamente della brand popularity (attraverso la SEO è possibile accrescere la fama e il potenziale di brand del marchio o del nome di qualunque attività commerciale)
  • Miglioramento della fidelizzazione della clientela (molto importante nel caso di ecommerce che prevedono acquisti di prodotti continuativi nel tempo)
  • Possibilità di scoperta di nuovi target commerciali o settori di business prima sconosciuti (la keyword analysis che effettua lo specialista SEO, unita magari a una campagna “esplorativa” con AdWords, permette di conoscere in modo approfondito qualunque mercato, con risultati migliori di qualunque analisi di mercato offline)

Falsi miti della SEO

Ci sono innumerevoli falsi miti relativi al mondo dell’ottimizzazione SEO, per esempio:

La SEO è un’attività troppo costosa

Ci vogliono mesi per ottenere dei risultati

AdWords è una slot machine creata per succhiare soldi

Tutte le agenzie SEO sono uguali

La SEO è morta

Tentiamo di fare chiarezza. La SEO è un’attività professionale e, come tutte le altre attività “avanzate”, richiede una determina cifra da elargire nei confronti del professionista (o dell’agenzia) che opera sul proprio sito. Proprio perché non tutti i SEO sono uguali, dato che il fattore più importante è l’esperienza e i risultati individuali, è impossibile pretendere che tutti i SEO del pianeta richiedano la stessa cifra. Se un’agenzia SEO ottiene costantamente degli ottimi risultati e riesce a sfornare un caso di successo dopo l’altro, chiederà delle cifre maggiori rispetto al singolo consulente SEO che ha iniziato da poco la professione.

Il potenziale cliente che esplora il web in cerca del professionista SEO più economico, ha già fallito in partenza. Il concetto sarebbe corretto se la SEO fosse un’attività uguale per tutti: allora sì che sarebbe stato intelligente ragionare in quel modo, a parità di servizio è sempre preferibile il costo minore. Con la SEO le cose sono molto diverse: non essendoci guide ufficiali dettagliati o manuali avanzati, ognuno si basa sul proprio intuito e sul know-how acquisito in anni di esperienza attraverso centinaia di clienti.

AdWords, effettivamente, può diventare una slot machine “succhia soldi” se utilizzata in modo improprio. Pagare un click per “Agriturismo Milano” o per “Agriturismi” nel caso del cliente che ha il piccolo agriturismo a Palermo, è una vera e propria donazione benefica verso Google. Un buon SEO specialist, quindi, non deve essere solo in grado di gestire l’ottimizzazione dei siti per il ranking organico (posizionamento nell’area gratuita delle SERP), ma deve essere in grado di progettare e ottimizzare una campagna PPC (AdWords o simili) per sfruttare intelligentemente e proficuamente questo potente strumento di marketing.

Riguardo le tempistiche della SEO è impossibile dare dei parametri universali: ci sono dei settori in cui è possibile ottenere dei risultati molto importanti anche in una settimana, mentre in altri, vista l’elevata concorrenza, potrebbe essere neccesario un anno intero per posizionarsi per la keyword principale. In questo ragionamento è opportuno distinguere tra keyword secche e longtail. Per rimanere nell’esempio turistico di prima, due esempi di gruppi di keyword potrebbero essere:

Keyword secche/brevi (generalmente più difficili da raggiungere, sono più competitive, necessitano di tempi di attesa più lunghi, rendono economicamente [singolarmente] di più)

  • Agriturismo a Palermo
  • Palermo Agriturismo
  • Agriturismo a Palermo
  • Agriturismo provincia di Palermo
  • Agriturismo vicino Palermo

Longtail (più facili da posizionare, c’è meno concorrenza, i risultati sono più rapidi e, anche se singolarmente rendono di meno [in termini di traffico], sul volume possono anche superare le keyword secche)

  • Agriturismo con piscina riscaldata a Palermo
  • Agriturismo con vista panoramica in provincia di Palermo
  • Agriturismo per disabili a Palermo
  • Agriturismo aperto ai cani Palermo
  • Agriturismo a Palermo con centro congressi

Sul fatto che la SEO è morta sono stati scritti decine di articoli, anche da professionisti ben affermati del web. Le opinioni sono contrastanti ma sta di fatto che la SEO funziona e continuerà a funzionare per molti anni. Come abbiamo già detto nella “storia della SEO”, l’algoritmo di Google sta cambiando drasticamente e, questo, spaventa gli specialisti meno portati al dinamismo. Se la SEO cambia non vuol dire che perda efficacia, ci sono solo nuove tecniche da scoprire e applicare, per riuscire a vincere sui competitor.

A chi serve l’ottimizzazione per i motori di ricerca

A tutti!

Chiunque abbia un sito internet e sia intenzionato a potenziare la visibilità del proprio business può ottenere dei vantaggi reali e rapidi dall’ottimizzazione per i motori di ricerca.

Questo non è solo uno slogan pubblicatario, è la realtà: che sia un piccolo negozio o una grande multinazionale già brandizzata, qualunque business può ottenre dei grandi vantaggi dal posizionamento SEO.

Pensare alla SEO come un semplice mezzo per aumentare le vendite di un ecommerce è molto limitativo.

Qualunque tipo di attività commerciale, anche del settore terziario, può trovare il modo di sfruttare il bacino di utenza dei motori di ricerca. Società di consulenze, servizi alle imprese, servizi alla persona e qualunque altra forma simile può sfruttare la SEO per trovare rapidamente dei contatti profilati, ottenere numeri telefonici, partecipazioni a eventi, ecc

Le piccole attività commerciali locali possono tratte un beneficio strategico immenso dal posizionamento organico per le ricerche locali grazie anche a Google Maps, i Local, ecc (es. Agriturismo Terni, Pizzeria Milano, Fabbro Aosta, Pannelli Fotovoltaici a Bari e via dicendo)

La grande società che opera in più nazioni può ottenere dei benefici non quantificabili dalla SEO. Basti pensare alla necessità di utilizzare un singolo sito per il posizionamento in più nazioni differenti, con keyword differenti e mercati non sempre equivalenti.

In sostanza, non esiste un business che non ottiene vantaggi dalla SEO. Ci sono dei margini più o meno ampi di beneficio, ma, affidandosi al professionista giusto, tutti possono sfruttare i motori di ricerca per i propri interessi commerciali.

Posizionamento nei motori di ricerca

Lo scopo dell’ottimizzazione SEO è, senza ombra di dubbio, il posizionamento nei motori di ricerca. Posizionare un sito su Google, ad esempio, significa far sì che una determinata pagina venga visualizzata in prima pagina (o in un determinato “posto”) quando viene cercata la keyword specifica.

Se ho una piccola officina a Narni, ad esempio, il posizionamento SEO sarebbe ottimale se, cercando “Officina a Narni” su Google.it, il mio sito sia presente tra le prime posizioni della SERP, in modo da garantirmi il maggior numero di click (e quindi visite) possibili.

Ottimizzare un sito significa curare decine di aspetti tecnici diversi ma, in linea generale, è possibile dividere tra ottimizzazione onpage e offpage. I fattori di ranking sono centinaia e, anch’essi, si dividono tra fattore sulla pagina (onpage) e fuori dalla pagina (offpage).

Esistono delle tipologie particolari di ottimizzazione SEO che non tratteremo in quanto molto avanzate come ad esempio:

  • Ottimizzazione di file .PDF
  • Ottimizzazione di CMS (sistemi per la gestione di contenuti, che possono essere open source o proprietari)
  • Ottimizzazione di canali Youtube
  • Ottimizzazione di server
  • Reputazione personale e brand (ottimizzazione di Google Suggest per eliminare contenuti diffamanti, denigranti e/o lesivi per un brand o la persona)

Keyword analysis

L’analisi delle keyword è uno dei primi passi che il consulente SEO effettua, ancora prima di mettere mano al codice del sito. La keyword analysis è probabilmente l’aspetto più sottovalutato e trascurato dell’intero settore SEO. Analizzare le keyword significa individuare con precisione le keyword più redditizie per ogni tipo di business.

Un’agenzia immobiliare di Perugia, ad esempio, potrebbe essere convinta che l’unica strada da perseguire potrebbe essere quella di puntare direttamente alla keyword “Appartamenti Perugia“. Dopo mesi di soldi sprecati si ritroverà quasi sicuramente a investire unicamente in AdWords, vista l’elevatissima concorrenzialità della keyword. In questi casi, ad esempio, un’adeguata keyword analysis potrebbe far emergere che l’agenzia si occupa principalemente di affitto di residence, che da vita a una serie di keyword e longtail totalmente differenti dagli appartamenti. Puntare a keyword simili come “case”, “alloggi” o “immobili” può produrre risultati differenti in base al tipo di prodotto affittato e in base al budget che si è disposti a investire nell’attività SEO.

Più tempo e energie si spendono nella fase di analisi delle keyword, minore saranno gli sprechi economici e maggiore sarà la redditività unitaria di ogni investimento effettuato in ambito SEO.

Ottimizzazione On Page

L’ottimizzazione on page è quel tipo di ottimizzazione per i motori di ricerca che si occupa dei fattori tecnici e semantici on page, ossia sulla pagina. L’ottimizzazione on page è fattibile solo avendo accesso diretto (FTP, CMS, ecc) al sito che deve essere ottimizzato. Questo tipo di ottimizzazione SEO è, generalmente, precedente a quella offpage, in quanto in mancanza di un adeguato onpage, l’off page è generalmente inutile o di potenziale ridotto.

L’ottimizzazione onpage è il punto di partenza per ogni progetto di ottimizzazione completo. La on-page comprende numerosissimi aspetti, che sono relativi principalmente al codice HTML della pagina. Alcuni di essi sono:

FattoreDescrizione
Tag TitleIl tag title è uno dei fattori on page singoli più rilevanti. Il title è il titolo della pagina che viene mostrato anche nell’intestazione del browser e nei risultati delle SERP dei motori di ricerca.
Tag MetaI Meta sono una serie di stringhe che permettono di definire, tramite codice posti nell’head di una pagina, indicazioni relative alla description della pagina, alle keywords, al robots e molto altro.
Presenza della keywordPresenza ridondante della keyword nel contenuto, anche attraverso sinonimi e varianti.
Attributi delle immaginiL’attributo ALT, ma anche il TITLE; di una immagine permette di aumentare la presenza di keyword nel contenuto.
Velocità di caricamentoLa velocità di caricamenti di una pagina è un fattore di ranking non solo attestato, ma confermato ufficialmente da Google che spinge i developer e i SEO a costruire siti rapidi e accessibili. Google dedica un intera sezione di Developers al miglioramento del Page Speed.
Above the foldCon l’aggiornamento above the fold Google, e gli altri motori, hanno cominciato a favoreggiare siti che presentano una parte sopra il fold, ossia la zona visibile sul monitor prima di scrollare, esente da pubblicità e contenuto non utile all’utente.

Ottimizzazione delle immagini

Ottimizzare le immagini per fini SEO è meno semplice di quanto possa sembrare. Google dedica una pagina intera all’ottimizzazione delle immagini. Il tag primario da utilizzare per ottimizzare (e magari anche posizionare su Google Immagini) una immagine è l’ALT.

Lo stesso Google ci consiglia di utilizzare l’ALT delle immagini per inserire una piccola frase (no keyword stuffing) che permetta, in caso di mancata visualizzazione della foto, di capirne il significato grafico tramite il testo. “Cane che si morde la coda”, “Foto panoramica della Torre Eiffel”, “Portabagagli della Fiat Punto”, “Chitarra acustica di Bob Dylan” sono degli ALT corretti e accettabili.

Il tag Title delle immagini, invece, deve essere utilizzato informazioni aggiuntive o strumentali. Il title NON viene visualizzato come testo se l’immagine non è reperibile e, per questo, non ha lo stesso valore semantico dell’ALT. Nel Title, generalmente, sono consentite frasi più lunghe.

Per ottimizzare correttamente le immagini è consigliabile inserire gli attributi width e height che permettono al browser di conoscere in modo anticipato le dimensioni che verranno occupate dall’immagine, ancor prima del caricamento vero e proprio: questo favorisce l’usabilità della pagina.

Altri modi per ottimizzare le immagini possono essere: scegliere un nome del file descrittivo (come ad esempio penna-sul-tavolo.jpg), evitare l’uso di immagini duplicate o “rubate” dalla rete (è certificato che Google si accorge di immagini duplicate) oppure diminuire il peso in KB delle immagini tramite Photoshop o altri software similari.

Ottimizzazione Off Page

L’ottimizzazione offpage è l’ottimizzazione fuori dalla pagina, ossia quel tipi di SEO legata a fattori NON inerenti al codice HTML della pagina da posizionare.

Fattori minori fuori pagina sono la velocità e l’uptime del server (tempo in cui un server è attivo, consigliabile sopra il 99,8%), l’affidabilità e storia semantica del server (un server che contiene il 99% di siti porno/casinò/spam/siti bucati, potrebbe avere ripercussioni molto gravi sull’1% di siti puliti), le metriche sociali (like e share su Facebook, +1 e share su Google+, Tweets su Twitter, pin su Pinterest, e via dicendo), la presenza su Google Maps attraverso una scheda locale e così via.

Il fattore off-page più importante e famoso, comunque, è sicuramente la link-building.

Link Building

La link building (costruzione di link) è l’attività offpage principe della SEO. E’ la più chiacchierata, controversa, complessa e redditizia attività di ottimizzazione per i motori di ricerca.

Una buona attività di link building può portare al successo un sito di per sé mediocre, mentre una link building carente non permette a un sito super di emergere in alcun modo.

Fare i link consiste, essenzialmente, nel far sì che nascano (più o meno spontaneamente) link nel web che puntno a una o più delle nostre pagine. Un sito che riceve numerosi backlink (link in entrata) ha più possibilità di posizionarsi per le keyword di maggiore interesse.

Non tutti i link sono uguali: in ambito SEO non è assolutamente importante la quantità, bensì la qualità dei link. Esempio: 500 link mediocri potrebbero avere lo stesso peso di un unico link presente su un articolo del sito Corriere.it!

La strategia di link building adottata da ogni agenzia è diversa. Ognuno custodisce un know-how personale che difficilmente cede a terzi, proprio perché la link building è uno dei fattori chiave per ottenere risultati migliori rispetti ai competitor. Da un punto di vista ufficiale, mediante le Linee guida di Google, siamo a conoscenza di vari punti fermi inderogabili, tra cui:

In ambito di backlinks, Google gradisce:

  • Link naturali creati spontaneamente da persone non legate a noi (su blog, riviste, magazine, articoli, recensioni, ecc)
  • Link da domini ad alto Trust (siti che godono di ottima reputazione agli occhi di Google)
  • Link da siti di settore, che trattano dello stesso argomento del ricevente

Google non tollera:

  • Come scritto nelle linee guida, Google combatte gli schemi di link (network creati ad hoc per manipolare il PageRank e creare link “fittizziamente valorizzanti”).
  • Pagine doorway, che hanno lo scopo di illudere l’utente attraverso dei redirect (=reindirizzamenti di pagina)
  • Link provienti da spam generato volontariamente dagli utenti attraverso software automatici, siti .Edu non protetti, comment spam, ecc

Dove fare link building

Trovare dei siti per fare link building volontario (intenzionale) è facile e difficile allo stesso tempo. Ci sono numerose “fonti” a cui attingere per inserire dei link, ma è necessario saper distinguere tra siti di scarsa qualità e siti che aggiungono valore al proprio sito. Fallire questo tipo di analisi può portare a penalizzazioni molto gravi che possono far deincidizzare un intero sito nel giro di una notte.

Le fonti per link building più famose sono:

  • Directory di siti
  • Article marketing e comunicati stampa
  • Social bookmark
  • Guest post e link a pagamento
  • Commenti nei post
  • Forum e community varie

Dopo aver parlato in linea generica dell’ottimizzazione onpage e offpage di un sito per posizionarsi nei motori di ricerca, passiamo a delle tipologie di ottimizzazione più specifica:

Ottimizzazione SEO di un sito WordPress

Ottimizzare un sito internet fatto in WordPress (il CMS open source più famoso al mondo) può sembrare semplice, vista la popolarità dei plugin presenti nel web, ma non è così. Dato che una grandissima percentuale di SEO utilizza WordPress, utilizzarlo in versione base significa già partire svantaggiati.

Alcuni trucchi per ottimizzare WordPress per i motori di ricerca, sono:

  • Scegliere un buon plugin per la gestione del SEO, come ad esempio WordPress SEO di Yoast
  • Utilizzare dei template leggeri, che sfruttano le tecnologie HTML5 e CSS3
  • Progettare un sito per smartphone attraverso versioni mobile o temi responsive
  • Sfruttare gli ottimi plugin per il caching come WP Super Cache

Ottimizzazione SEO di un sito Joomla

Joomla è un buon CMS per la SEO. Benché attragga un numero minore di developers rispetto a WordPress, Joomla rimane un valido Content Management System open source.

Joomla gode di vari vantaggi, e svantaggi, rispetto a WordPress e agli altri CMS. Uno svantaggio, ad esempio, può essere l’eccessivo carico richiesto al Database a parità di operazioni mentre un vantaggio può essere la gestione ben più avanzata dei moduli ( i widget di WordPress).

Alcuni trucchi per ottimizzare Joomla lato SEO, sono:

  • Joomla gestisce gli URL Sef (i permalink) in meno “automatico” rispetto a WordPress. Spesso è necessario appoggiarsi a componenti aggiuntivi, anche a pagamento come sh404SEF, per una gestione degli URL a 360 gradi.
  • Anche per pingare i nuovi post, è necessario installare componenti aggiuntivi, a differenza di WordPress
  • Scegliere la versione di Joomla 2.5, perchè la 1.5 non è più sicura e la 3.0 ha ancora problemi di compatibilità con i componenti (seppur ha grandi innovazioni, come Bootstrap integrato)

FAQ SEO, domande e risposta sull'ottimizzazione per i motori di ricerca
SEO FAQ

Il mondo dell’ottimizzazione per i motori è circondato da un alone di mistero e di ambiguità che porta i SEO neofiti a porsi tantissime domande che spessono non trovano risposta, oppure la risposta è troppo complessa/difficile da trovare. Per questi ho stilato un pò di Domande Frequenti SEO in stile Q&A:

  • La SEO è costosa?

    Quanto costa un SEO?

    Dare una risposta a questa domanda richiederebbe un intera pagina, ma proviamo a dare delle linee guida: il prezzo di un SEO non è uno standard, e guai se lo fosse!

    Il prezzo di una consulenza, o del rapporto mensile tra cliente e agenzia/professionista, è commisurato in base all’esperienza del singolo, alla difficoltà del lavoro, alla durata del lavoro, alle aspettative e al potenziale di ritorno dell’investimento.

    In linea generale, ma non sempre è vero, un’agenzia SEO è mediamente più costosa di un singolo professionista, dato che può avvalersi dell’ausilio di più collaboratori, interni e esterni, per il progetto SEO.

  • Il mio sito è stato penalizzato?

    Sono stato colpito da Penguin o Panda?

    Come faccio a recuperare posizioni perse?

    La prima cosa da notare è se è stata ricevuta, o meno, l’avviso di azione manuale sul proprio sito da parte del Webspam Team di Google. In questo caso, alla fine della procedura seguente, sarà necessario compilare una richiesta di riconsiderazione e aspettare alcune settimane (e pregare!).

    A seguito degli ultimi aggiornamenti di Google (essenzialmente Panda e Penguin) la “Google dance”, ossia la fluttuazione nelle SERP, è decisamente aumentata. Il fatto che Google si sia impegnato a combattere più efficacemente lo spam, i malware, i contenuti duplicati, ecc, è sicuramente un fattore positivo per noi, che siamo professionisti onesti (non tutti, ma la maggiorparte lo è!) e per gli utenti, che hanno un’esperienza web migliore e più sana.

    Il problema nasce quando il nostro sito, della cui “purezza” siamo abbastanza sicuri, perde drasticamente delle posizioni importanti in modo “wide”, ossia perde una grande quantità di traffico, per molte keyword, nel giro di poco tempo. (se il perde rank per una singola pagina e una singola keyword, molto probabilmente non è scattato nulla di grave, c’è solo un ricalcolo di Google o un competitor che ha spinto maggiormente)

    Per superare una penalizzazione su larga scala le operazioni da fare sono, in teoria, numerosissime: ci sono dei casi particolari in cui è necessario fare di tutto e di più, e poi ancora di più! Nella maggiorparte dei casi, però, è sufficiente badare al profilo dei backlink: a meno che non siate degli spammer accaniti o degli hacker, Google difficilmente banna un sito che non ha backlink senza un motivo serio, quindi è per questo che i link in entrata sono spesso la causa principale delle penalizzazioni.

    Per prima cosa, quindi, è necessario eliminare quanti più backlink “non buoni” che puntano verso una delle nostre pagine: per fare questo possiamo armarci di pazienza e contattare tutti i webmaster chiedendo di togliere i link oppure, dato che non abbiamo pazienza e sopratutto tempo, sarà bene armarsi di Disavow Tool (nella domanda seguente spiego come si usa). I link non buoni sono quelli inseriti in pagine palesemente spam, i link da doorway, da schemi di link o network simili, siti hackerati/portatori di malware, ecc

    Caso similare, ma estremamente diverso, è la Negative SEO (segue altra FAQ) tramite la quale una persona esterna tenta di farci perdere delle posizioni con dei backlink volutamente penalizzanti.

  • Come si usa il Disavow Tool di Google?

    Come fare per bloccare i link e rinnegarli?

    Il Disavow Tool è uno strumento di Google appartenente a Webmaster Tools, anche se non è linkato direttamente dal pannello, per evitare un abuso. Una volta trovata la pagina dello strumento, Google ci chiede di scegliere un dominio di nostra proprietà (occorre essere Proprietario del dominio su WMT, non basta essere utente Amministratore. Fonte: tanta esperienza, purtroppo!). Dopo aver scelto il dominio, l’unica cosa che possiamo fare è caricare il file .txt per usare lo strumento oppure scaricare/cancellare quello già inserito.

    Per usare il disavow tool e bloccare dei link occorre creare un file txt e indicare in ogni riga l’URL esatto in cui è presente il backlink che non desideriamo. Se da questa stessa pagina e da quella dei contatti, ad esempio, ci fosse un link a voi sgradito, il vostro txt (il cui nome del file può essere qualunque, anche pippo.txt) sarà:

    http://www.danilopetrozzi.it/seo/
    http://www.danilopetrozzi.it/contatti/

    Vi basterà caricare il txt nell’apposito pannello e il gioco è fatto. Quando Google passerà in modo naturale sul sito DaniloPetrozzi.it e visiterà quelle due pagine, tenterà di “seguire” i link in uscita (outbound links) delle pagine, ma quando si troverà di fronte al link verso il vostro sito si fermerà e non passerà rank/anchor text.

    Nel caso in cui i link spam siano presenti in numerose pagine di un sito, Google ci viene incontro con una sintassi facilitata. Nel caso in cui, ad esempio, oltre a 2 pagine singole, ci fossero dei link in 1000 pagine del dominio danilopetrozzi.it, è possibile usare la seguente:

    http://www.pagina.it/singola1.html
    http://dominiospam.com/porn/spam.php
    domain:danilopetrozzi.it

    Consiglio esperto #1: La sintassi domain:nomedominio blocca TUTTI i backlink che puntano al nostro siti in qualunque parte del dominio (sempre meglio omettere www, non si sa mai!). Ho provato a contattare Matt Cutts per chiedergli direttamente se fosse possibile usare la sintassi domain:indirizzoIP per bloccare più domini hostati sullo stesso IP, ma non ho mai ricevuto risposta (nel dubbio, blocchiamoli uno per uno).

    Consiglio esperto #2: dato che il Disavow agisce nel momento in cui il crawler passa nei siti che ospitano i backlink da togliere (e non quando googlebot passa sul sito vittima), può essere utile, quando umanamente possibile, pingare costantemente i siti, e le pagine, che contengono link da “disavoware”: questo accellera enormemente le operazioni (garantisco io! :D)

  • Cos’è la Negative SEO (SEO negativa)?

    Il mio sito è colpito da Negative SEO? Come mi difendo?

    La negative SEO è una pratica, abbastanza recente, tramite la quale un SEO malintenzionato produce volontariamente dei backlink o dei 301 per tentare di far penalizzare un altro sito.

    Essere vittima di negative SEO non è piacevole e può essere frustrante e molto stressante (fonte: esperienza! :D) per questo è necessario affrontarla con il dovuto animo: tanta pazienza e ancora altra pazienza. Le operazioni da fare per fronteggiare al 100% una negative SEO, di qualsiasi dimensione, sono varie, ma mi limito a citare le più importanti

    Prima cosa: sono veramente vittima di negative SEO? Prima di andare nel panico, accertiamoci che la perdita di posizioni non derivi da semplice algoritmo o da altre penalizzazioni. Controlliamo l’indicizzabilità delle pagine, Analytics, WMT e via dicendo. Se siamo sicuro che siamo sotto “fuoco nemico”, iniziamo a capire di cosa si tratta. Siamo vittima di backlink o di 301? Molto spesso chi fa negative SEO decide o di riempirci di backlink spam o di farci numerosi 301 da domini penalizzati.

    La prima cura “must” a queste cose è il Disavow Tool che ho spiegato sopra: dobbiamo quindi trovare tutti i siti spam che ci linkano o che fanno 301 su di noi. Per questo dovremo utilizzare quanti più tool possibili: WMT, Majestic, OSE e così via. Una volta fatta la lista dei siti “cattivi” dobbiamo “disavowarli” ossia rinnegarli, e poi aspettare.

    Consiglio esperto: se la negative SEO è particolarmetne concentrata su una sottopagina, e vogliamo scrollarcela di dosso quanto prima, possiamo temporaneamente mandare in 404 la pagina “target” per avere più tempo a disposizione per “proteggere” il resto del sito ed evitare una penalizzazione “wide”, magari un bel Penguin su tutto il dominio.

  • Chi è Matt Cutts?

    Matt Cutts è il “capo” (head) del Webspam Team di Google, la squadra che si occupa di fronteggiare e estirpare lo spam dal web e, sopratutto, dai risultati del motore di ricerca.

    Matt, oltre a aver prodotto personalmente numerose porzioni dell’algoritmo di Google (la più famosa è il SafeSearch, il filtro che protegge le SERP dai risultati pornografici), è famoso per la sua notorietà e visibilità mediatica tra gli addetti ai lavori SEO.

    Gestisce un blog molto seguito che parla anche di SEO, partecipa a conferenze sulla SEO (come la tappa fissa all’SMX di Sullivan) e cura una serie di video sul canale Webmasterhelp di Youtube in cui risponde, in due minuti, alle domande sulla SEO poste dagli utenti.

    Da un punto di vista “metaforico”, Matt Cutts è il poliziotto che controlla e vigila sulla qualità dei risultati in SERP (o meglio, sulla non-discutibilità dei risultati). Ogni volta che c’è un grosso aggiornamento di Google, quando c’è qualcosa di strano o nuove features, Matt Cutts è la prima persona che viene contattata e tirata in ballo.

  • Le metriche sociali (Facebook, Twitter, Google+ ecc) influenzano il ranking?

    I social network sono utili per la SEO?

    Questo è un argomento molto controverso nel nostro settore. Ci sono SEO di indiscussa bravura che credono nell’influenza reale dei social network per il ranking, e altri SEO che pensano che siano inutili.

    Benché io riconosca un’effettiva influenza in termini di CTR, visibilità ed engagement al mondo sociale, non credo che ci siano vere conseguenze SEO nelle SERP. In questo mio guest post, che ha generato una lunga discussione su Google+, spiego perché penso che i social network non influenzino in modo assoluto il posizionamento organico.

  • Gli hosting gratuiti sono buoni?

    Nella maggiorparte dei casi no, almeno da un punto di vista SEO. Se il vostro obiettivo NON è quello di posizionare il sito nei motori di ricerca, gli hosting free sono un’ottima carta da giocare. Se invece il lato SEO vi interessa, probabilmente è meglio evitare questo tipo di piattaforme.

    Non perché l’hosting free è penalizzato in sé in quanto tale, ma succede spesso (spesso!) che intere classi C relative a server free vengano penalizzate in quanto, a fronte di 30-50-70% di siti normali, ci sono tantissimi siti spam/porno/malware che qui trovano facile dimora. Il problema degli hosting free, infatti, oltre a essere quello prestazionale (generalmente la potenza dei server non è paragonabile a host seri premium) è anche quello relativo al potenziale di posizionamento, dato che la penalizzazione dell’intero IP shared (condiviso) è sempre dietro l’angolo. Uomo avvisato… :D

  • La velocità di caricamento è un fattore di ranking?

    Come rendo il mio sito più veloce?

    Benché non ci siano veri e propri test degni di tale nome, la maggiorparte della comunità SEO, io incluso, crede che la velocità di caricamento sia un fattore di posizionamento. La velocità di caricamento delle pagine, oltretutto, porta dei benefici estramemente significativi in termini di CTR, pagine/visita, engagement e così via.

    La riduzione dei tempi di caricamento è diventata quasi una scienza, degna di essere la “musa” di interi libri SEO nazionali e internazionali. I metodi più famosi e incisivi per ridurre i tempi di caricamento di un sito sono:

    Posizione e compressione di CSS e JS: comprimere i file CSS e JS in pochi grandi file unici (quando possibile) e spostarli nel footer, permette di dilazionare il loro caricamento (defer) e di ridurne le dimensioni.

    Compressione delle immagini: avere delle buone basi di “photoshoppismo” può essere utile anche nella SEO. Attraverso un’attenta compressione delle immagini jpg e delle gif (dove possibile) permette di ottenere dei risparmi in KB estremi.

    Compressione del codice HTML: proprio come il minify di css e js, esiste anche la compressione HTML, che permette di ottenere un codice sorgente compresso, privo di spazi e righe bianche e di commenti (si perde la leggibilità del codice).

    Plugin: la riduzione del numero di plugin utilizzati (sopratutto in WordPress) riduce drasticamente la velocità di caricamento di un sito. Per caricare una piccola galleria fotografica in una sola pagina del sito implica il caricamento, in tutte le pagine, di svariati css e javascript per il suo funzionamento: KB e secondi sprecati.

    Cache: in ambiente WordPress, ad esempio, esistono numerosi plugin per gestire la cache delle pagine in pochi e semplici click. Attraverso Total Cache, Super Cache & Co è possibile cachare le pagine del proprio sito al fine di evitare le continue query (chiamate) al database ogni volta che le pagine vengono aperte. La cache produce una sorta di versione html della pagina dinamica che viene servita agli utenti (e agli spider) che richiede caricamenti estremamente minori.

    Esistono numerosi altri accorgimenti tecnici per ridurre la velocità di caricamento. In rete esistono numerose risorse (e colleghi) decisamente più esperti di me, cercateli e ringraziateli sempre per le pubblicazioni!

  • Cos’è un EMD?

    Gli EMD portano benefici SEO?

    Un EMD (Exact Match Domain significa dominio a [chiave] esatta) è un dominio che contiene integralmente la keyword principale per il quale verrà poi posizionato, come ad esempio dentistamilano.it o eventiinumbria.com e così via.

    Molti SEO a sentir parlare di EMD chiudono gli occhi e fanno un doppio facepalm epico ma io sono qui per dare risposte, non giudizi, no? Gli EMD danno un effettivo vantaggio in SERP. Brutto ma è così.

    Il dominio a chiave esatta riceve un buon boost per la keyword contenuta al suo interno e per le varie keyword parziali e long tail.

    Gli EMD, comunque, sono sconsigliati per tutti i grandi brand, o per le attività commerciali che puntano a diventare brand, in quanto sarebbe contro producente, oltre che ridicolo, presentare l’azienda XYZ Srl con il sito venditascarpeperbambini.org!

    Secondo varie fonti, anche se c’è poca conferma, gli EMD sarebbero più soggetti, o per meglio dire, più sensibili agli algoritmi penalizzanti. Facciamo un esempio: è perfettamente normale e naturale che il sito Sony.com riceva molti backlink il cui anchor text è Sony, dato che è il brand e nome del dominio. Anche se la situazione è la stessa, è molto meno naturale che abbigliamentoallamodaperuomo.it riceva tanti link con anchor “Abbigliamento alla moda per uomo” tutti uguali.. no? Da questo tipo di considerazioni ne deriva che, seppur gli EMD possano avere grandi vantaggi in fase di start, possono risultare controproducenti nel medio-lungo periodo che, effettivamente, è il periodo più utile per i business seri e orientati alla scalabilità.

  • Devo creare un blog aziendale per migliorare i posizionamenti?

    Curare un blog porta dei benefici sempre e comunque. Detto questo, bisogna sempre analizzare se i benefici sono così marcati da rendere più utile la manutenzione di un blog piuttosto che di altre attività.

    Il blog è un’ottima opportunità extra-seo per farsi conoscere e incrementare il trust nel brand o nel nome: l’engagement generato da un blog può essere esponenziale, se ben sfruttato (Grillo docet! :D).

    Da un punto di vista SEO, in un mondo senza interazioni, il blog sarebbe sostanzialmente neutro, al massimo negativo (molti più URL indicizzati per il singolo dominio che, generalmente, non si posizionano per nessuna key).

    Il vero vantaggio del blog è che, se ben curato, può essere una font di link illimitata. Ci sono stati tanti casi di successo di post diventati virali che hanno generato una quantità enorme di backlink (una chimera per tutti i SEO!). In questi casi è preferibile che il blog sia situato in una subfolder e non in un sottodominio (sito.it/blog è meglio di blog.sito.it, almeno lato SEO). In questo modo i backlink alla sottopagina (il post) danno beneficio diretto a tutto il dominio, cosa che non accade se il blog fosse hostato in un sottodominio.

  • Quali sono i tempi per l’ottimizzazione di un sito web?

    Ottimizzare siti internet è un’attività rapida?

    L’ottimizzazione SEO dei siti internet non ha tempistiche certe: le variabili da considerare sono numerose. Se il cliente desidera essere posizionato per una keyword a bassa competitività, e quindi facilmente scalabile, i risultati stabili, salvo complicazioni, possono essere raggiunti nel giro di poche settimane.

    Nel caso in cui l’ambizione del cliente sia quella di posizionare siti internet per chiavi estremamente competitive, che fanno riferimento a mercati molto saturi, il posizionamento principale potrebbe richiedere vari mesi, se non addirittura periodi superiori all’anno solare.

Conclusione

Questa miniguida SEO che avete appena letto serve sopratutto a chi è in cerca di una “scrematura generale” che riduca all’essenziale i concetti di base più importanti.

Se vuoi contattarmi vai alla pagina dedicata altrimenti, se vuoi fare due chiacchiere riguardo la SEO, ti consiglio di aggiungermi su Google+

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